giovedì 19 ottobre 2017

A Lanuvio una presenza nascosta e luminosa




L’ultimo paese dei Castelli Romani. Piccolo e ricco di storia: almeno 3000 anni!
Da un po’ meno di anni, tanti comunque, 125, sono presenti le Suore Sacramentine.
Sabato sr. Gemma festeggerà 50 anni di vita religiosa. Una suora semplice, luminosa, che ha dedicato tutta la vita ai bambini della scuola materna, alla catechesi, alla parrocchia… come la più comune delle suore.
Ho percorso il paese con lei, ieri, e ho visto come tutti la salutavano. Una presenza nascosta eppure vera, come quella di Gesù, di Maria a Nazareth.
Mi ha raccontato come a 19 anni le nacque il desiderio di darsi tutta a Dio, senza neppure sapere dell’esistenza delle suore. E ha voluto che anch’io, durante la messa che ha aperto il triduo della festa, parlassi a tutti della vocazione.
Pagine nascoste di una storia vera.


mercoledì 18 ottobre 2017

Appuntamento a Perdenone per il festival del libro



A Pordenone si sta svolgendo l’undicesima edizione di “Ascoltare, leggere, crescere”, rassegna dedicata all’editoria religiosa e non solo, promossa da Euro92 Eventi. La manifestazione si svolgerà fino al 22 ottobre ospitando in diversi luoghi della città friulana 20 incontri che vedranno avvicendarsi 45 ospiti di profilo nazionale ed internazionale e la presentazione di 10 libri.
Tra gli eventi “I 90 anni del Papa emerito: significato di una vita e di un Pontificato”, con la presenza di padre Federico Lombardi. Mercoledì 18 ottobre è stata all’insegna del ricordo del cardinale Carlo Maria Martini.
Domenica 22, alle 15.00, insieme a Marco Roncalli presenterò il libro di Chiara Lubich Parole di Vita, di cui sono il curatore. Vi aspetto tutti.




martedì 17 ottobre 2017

Al Simposio di Buddisti e Cristiani in dialogo


Alla fine di aprile 2008 a Castelgandolfo si tenne il terzo Simposio di Buddisti e Cristiani in dialogo, organizzato dal Movimento dei focolari. In quella circostanza fui chiamato a raccontare alcune esperienze di religiosi, a cominciare da me. Oggi mi hanno mandato il testo che avevo preparato in quella circostanza.

Avevo sedici anni quando ho avvertito contemporaneamente la chiamata a seguire Gesù nella vita religiosa e la chiamata a vivere l’Ideale di Chiara Lubich. Cinque anni più tardi ho pronunciato i voti di castità, povertà e obbedienza, in una particolare famiglia religiosa: i Missionari Oblati di Maria Immacolata.
Come sapete nella tradizione cristiana ci sono tanti ordini religiosi diversi, nati dall’esperienza di alcuni santi fondatori, un po’ come anche nel Buddismo vi sono tradizioni monastiche diverse. Ero molto contento del gruppo religioso nel quale entravo a far parte, mi sembrava il più bello.
Un mese prima della mia consacrazione a Dio ho partecipato ad un incontro che si svolgeva al Centro Mariapoli con Chiara. C’erano persone consacrate di differenti ordini, d’ogni parte del mondo. Erano tutti più grandi di me, con una profonda esperienza di vita spirituale. Alcuni erano membri di ordini antichi e famosi. Era evidente la grande varietà di tradizioni: lo si vedeva anche dalla diversità degli abiti monastici che indossavano.
Più che la distinzione tra loro mi colpì l’amore che tutti li univa in un cuor solo e un’anima sola. Rimasi affascinato dalla bellezza dell’unità che regnava tra loro, dall’impegno sincero con cui vivevano il Vangelo, da come si aiutavano a raggiungere insieme la santità. Decisi di vivere come loro.
Da allora sono passati quarant’anni e sempre più amo l’ordine dell’altro, con la sua tradizione, come il mio, cercando di vivere le parole della Sacra Scrittura: “Gareggiate nello stimarvi a vicenda”.

Potrei raccontarvi tante altre esperienze di tanti altri religiosi nel mondo con i quali siamo legati dall’Ideale di unità di Chiara.

Ad uno di loro i terroristi hanno ucciso il fratello. Lui ha avuto la forza di perdonare, secondo quanto insegna il Vangelo: “Amate i vostri nemici; fate del bene a chi vi fa del male; perdonate e sarete perdonati”. Allora altri terroristi in carcere, colpiti dalla sua testimonianza, lo hanno voluto incontrare.
Lui non era mai stato in un carcere e non sapeva come comportarsi. Poi si è ricordato delle parole di Gesù: “Ero carcerato e siete venuti a trovarmi…”. Bastava riconoscere in quegli assassini il volto di Gesù. Bisognava soltanto amarli. Così ha fatto. Tanti di loro si sono convertiti perché, dicevano, “Sapere di essere amati, ha sconvolto i nostri schemi mentali”.

In Brasile un altro religioso ha avuto un grave incidente stradale. Proprio quel giorno aveva iniziato a vivere la Parola di Vita: “Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto”. I suoi dolori fisici, quelli degli altri ammalati e i dolori morali conosciuti in ospedale, erano così forti che egli non avrebbe più voluto vivere: ha domandato al suo vescovo se poteva chiedere di morire.
Ma l’amore da cui è stato circondato da parte di tanti altri religiosi e da tante altre persone lo ha aiutato. “Mi sono sentito al centro di una immensa carica d’amore – ci ha raccontato –, che non ha niente a vedere con la simpatia umana: è la forza di Dio, la forza dell’unità soprannaturale. Nello stesso tempo – continua – ho capito che questa corrente d’amore non doveva fermarsi a me, ma doveva riversarsi sulle persone attorno, nell’ospedale”. Così ha amato a sua volta, dimenticando se stesso, i suoi dolori, per ascoltare gli altri e aiutare gli altri. E tanti ammalati, così come altre persone che lavorano in ospedale o che sono andate a trovarlo, sono tornati a Dio. Era il chicco di grano che portava frutto.

Ancora un altro religioso. Siamo nella Settimana Santa, i giorni nei quali noi cristiani riviviamo il mistero della passione, morte e risurrezione di Gesù. Questo religioso, che abita in una casa di riposo per anziani, aveva deciso di vivere quei giorni in raccoglimento e in preghiera. Ma un infermiere si assenta per ferie, un altro per un problema di famiglia. Insomma, racconta il religioso, “ho passato la settimana santa a curare gli ammalati e gli anziani, a dar loro da mangiare, talvolta a imboccarli come bambini, lavarli, cambiare la biancheria… Non posso partecipare alla preghiera nella chiesa – mi sono detto – ma posso contemplare le sofferenze e le piaghe di Gesù in questi miei fratelli ammalati. Il Venerdì Santo, giorno della morte di Gesù, ho accudito un sacerdote completamente infermo, che non parlava più da parecchi mesi. Ho provato una dolcezza indescrivibile vedendo in lui Gesù. A un certo momento lui mi ha sorriso, riempiendomi l’anima di gioia”.

L’Ideale dell’unità è penetrato anche in monasteri dove si vive il silenzio, la clausura e l’isolamento dal mondo, come nelle trappe, che sono i monasteri più austeri nella Chiesa. Un membro di uno di questi monasteri, un trappista, racconta cosa è avvenuto nella sua comunità:
“Sentivamo il bisogno che l’amore tra di noi fosse più intenso, ma non sapevamo come fare. Vivevamo vicini l’uno all’altro, ma tra noi c’erano delle incomprensioni, dovute a mancanza di dialogo teologale e profondo. Avevamo fatto parecchi tentativi, ma erano tutti falliti. Allora mi sono detto: perché non riunirci attorno alla Parola di Vita, come ci insegna Chiara? Fu una scoperta, e sperimentammo con una intensità straordinaria gli effetti della presenza di Gesù in mezzo a noi. Riscoprimmo in maniera nuova la nostra vita monastica. Gli incontri settimanali in cui ci comunicavamo le esperienze fatte vivendo la Parola di Vita erano molto densi e ne partivamo sempre profondamente stimolati e rinnovati, sia nel senso dell’interiorità che in quello della comunione”.

Queste poche piccole esperienze ci fanno forse intuire quanto l’amore possa costantemente rinnovare la nostra vita di religiosi e ci aiuti a raggiungere lo scopo del nostro cammino.


lunedì 16 ottobre 2017

La fede e la vita


In questi giorni alla Scuola Abbà ho portato un segnalibro che Chiara anni fa ci aveva dato con una frase di Hans Urs von Balthasar:

“Il male più grande nella storia della Chiesa non è stato la divisione nella fede, ma il fatto che i docenti non erano più dei santi; allora, la teologia è scesa dalla sua altezza e ha abbandonato la vita”.


domenica 15 ottobre 2017

L’abbraccio alla Madre


Palazzo Corsini, Villa Aurelia, Accademia reale di Spagna… tante oggi le promesse della giornata d’Autunno del FAI. Nel pomeriggio, animato da grande speranza, sono partito per visitare questi luoghi famosi e inaccessibili. Non sono stato il solo. Prima di me migliaia di Romani si erano accampati attorno ai siti ambiti, in file chilometriche. Visite impossibili.
Ho ripiegato sul più popolare Trastevere, che non delude mai.
A cominciare da santa Maria, con i suoi mosaici antichi. Tra tutti capeggia l’incoronazione di Maria nel cielo. Non solo se sta felicemente e serenamente seduta sul trovo accanto al Figlio, ma è da lui abbracciata.
Siamo abituati a vedere Maria che abbraccia il Bambino Gesù.
Adesso è il Figlio, adulto, che nella gloria abbraccia la Madre.
Un gesto di grande tenerezza e affetto, che rispecchia la stessa tenerezza e lo stesso affetto della Madre verso il Figlio.
I ruoli si sono capovolti.
Come avviene nella vita terrena.


sabato 14 ottobre 2017

Un invito personale



«Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire.  (Mt 22,1-14)

Ha preparato un banchetto per noi. Cosa c’è di più bello che stare a tavola insieme con gli amici? In ogni famiglia ritrovarsi attorno alla mensa è un momento sacro e insieme di festa. I vincoli d’amore si rinsaldano, si sperimenta la gioia dell’unità, ci si sente solidali, rinfrancati. Anche Dio vuole vivere in comunione con noi, condividere l’amicizia. Ci ha creati per questo, voleva renderci partecipi della sua stessa vita, inserirci nella circolazione dell’amore che lo lega nell’unità delle Tre Divine Persone. Vuole farci gustare la sua stessa beatitudine, la gioia, la pienezza della vita. Ci ha pensato prima che esistessero i tempi e gli spazi.
Non ha trovato un’immagine più adeguata, per comunicarci questo suo ardente desiderio, di quella di una cena, più ancora una cena di nozze, la festa più bella alla quale possiamo prendere parte.

Più ardente è il desiderio, più cocente la delusione. Al suo invito si oppone il nostro rifiuto. Gesù parla del rifiuto del popolo eletto: ha maltrattato e ucciso i profeti che Dio aveva inviato per chiamare a conversione. Ha ucciso addirittura il Figlio, escludendosi dal banchetto di nozze.
Ma la storia continua. Quante volte anche noi, davanti ai ripetuti inviti, reclamiamo le scuse più diverse per sfuggire il rapporto con Dio? Vorrebbe parlarci, intrattenersi con noi, ma non abbiamo mai tempo, ci sono sempre cose più importanti da fare, rimandiamo a domani, a quando saremo liberi da impegni. Eppure non c’è tempo da perdere, il momento giusto è proprio questo, è arrivata l’ultima ora, poi per noi sarà troppo tardi. C’è forse qualcosa di più importante che compiere la sua volontà, raccogliersi in preghiera per parlare con lui, rispondere al suo invito a servirlo nei fratelli dimenticando noi stessi?
Ho un invito personale, e viene nientemeno che da parte di Dio!

Ogni domenica Dio imbandisce la sua mensa sull’altare e raduna in chiesa la sua famiglia. Dovremmo attendere quel momento tutta la settimana e prepararci con gioia e trepida attesa proprio come si fa quando si sa di dover partecipare ad un matrimonio. E non basta andare così, tanto per andare. Come si pensa a vestirsi bene per il matrimonio, così per l’incontro con Dio: essere vigilanti, nell’amore, convertirsi costantemente all’amore.
Basterebbe così poco… e saremmo ripagati a dismisura.

Non tenere conto delle mie scuse,
continua a invitarmi, con insistenza.
Ti autorizzo ad obbligarmi a entrare.
La tua voce sia più forte
dei molti richiami che odo ogni giorno.
Trasmetti anche a me
il tuo ardente desiderio di cenare con noi
perché si spenga ogni altro desiderio.
Donami tu la veste che non ho,
di cui m’hai rivestito nel battesimo
e che ho sporcato.
Lavala ancora con il tuo sangue
perché possa comparire davanti a te
con tutti i miei fratelli
e godere per sempre della tua amicizia
nel banchetto del cielo.


venerdì 13 ottobre 2017

Deserto e desolazione di padre Bergoglio


Sto leggendo una tesi di dottorato su papa Francesco.
Ormai la sua biografia è arcinota, eppure mi ha impressionato rileggere del suo periodo di deserto e di prova interiore tra il 1990 e il 1992, quando fu mandato “in esilio” a Cordoba dal suo provinciale e tutto il suo precedente operato venne sconfessato.
Il papa ne parla come di un “momento di purificazione interiore che Dio a volte permette. Un momento oscuro come quando non si vede molto”; “deserto e desolazione”; “una grande crisi interiore”.
Chissà quante volte in quel periodo avrà letto il testamento che la nonna Rosa gli aveva affidato il giorno dell’ordinazione sacerdotale e che egli porta ancora con sé nel breviario: “Che i miei nipoti, ai quali ho dato il meglio di me stessa, abbiano una vita lunga e felice. Ma se un giorno il dolore, la malattia o la perdita di una persona cara dovessero riempirli di afflizione, ricordino sempre che un sospiro davanti al tabernacolo dove è custodito il martire più grande e più augusto, e uno sguardo a Maria ai piedi della croce possono far cadere una goccia di balsamo sulle ferite più profonde e dolorose”.
In mezzo a questo “deserto e desolazione” Bergoglio viene nominato vescovo…