giovedì 14 dicembre 2017

Notte oscura... anzi luminosissima


La raccolta degli scritti di san Giovanni della Croce inizia, abitualmente, con La salita del monte Carmelo. È quindi naturale che il lettore comune inizi proprio col leggere questo scritto. Col rischio di arenarsi e interrompere a metà la lettura. Così, dicono gli studiosi, avviene il più delle volte. Infatti anche a me è capitato proprio così.

Oggi, festa di san Giovanni della Croce, mi sono ricordato di una pagina che ho scritto sulla mia esperienza con i suoi scritti.
Abitualmente si comincia col leggere La salita del monte Carmelo… Col rischio di arenarsi e interrompere a metà la lettura. Così, dicono gli studiosi, avviene il più delle volte. Infatti era capitato così anche a me.
Un’opera monumentale, la Salita, architettata con maestria, ricca di dottrina, fine nella introspezione psicologica. Ti dice come arrivare all’unione con Dio. Si tratta di un cammino arduo descritto, con un’immagine cara alla tradizione di ogni cultura religiosa, come la scalata d’una montagna. Come erta e lunga e difficile si presenta la salita e quanta fatica per giungere alla cima… se pur si ha la tenacia e la forza per tanta impresa. C’è in verità una direttissima, che consentirebbe di bruciare le tappe in poco tempo, ma sulla mappa è descritta con sei “nada”: nulla, nulla, nulla… Occorre tagliare, rinunciare, perdere, essere staccati da tutto… Più ci si sforza di salire, più ci si accorge di quante remore ci tengono ancora legati alla piana. E allora ti scoraggi e ti dici che forse quell’alta vetta non è fatta per te. Almeno così accade a chi non si ritiene un professionista dello spirito. Lasciamo quest’impresa ai monaci e alle monache che dedicano la vita intera al progressivo distacco e hanno tempo di analizzare e correggere i più piccoli moti del cuore e della mente per indirizzarli interamente verso Dio.

Quando mi decisi a riprendere in mano le opere di Giovanni della Croce, non ricominciai dall’inizio, ma attaccai direttamente un altro scritto, il Cantico spirituale. Ne rimasi conquistato. Scoprivo un altro Giovanni della Croce. Non stava più ai piedi della montagna con la pesante attrezzatura per la scalata. Era già sulla cima del monte, leggero, libero. Da lì descrive la sconfinata bellezza e gioia dell’amicizia con Dio. Parla dell’Amato e del suo abbraccio, del suo bacio che accende il cuore d’un amore ardente, che lo ubriaca di passione. Il rapporto tra l’Amato e l’anima si fa così intimo e profondo che non trova analogia più appropriata di quella nuziale: “Dio stesso è colui che le si comunica con mirabile gloria di trasformazione di lei in lui e si trovano entrambi in uno, come se dicessimo ora la vetrata con il raggio di sole, o il carbone con il fuoco o la luce delle stelle con quella del sole” (strofa 26, 4).

Quando giungi al termine della lettura (e vi giungi certamente perché, pagina dopo pagina, sei attratto dal vortice dell’amore di Dio) ti trovi anche tu con il cuore in fiamme e il desiderio di giungere a quell’unione con Dio che Giovanni ti fa pregustare e che ti fa apparire così naturale e semplice. Adesso sì che sei disposto a lasciare tutto il resto pur di entrare in questo mondo di luce che mai avresti immaginato così radioso e bello. Le realtà umane da cui siamo circondati, spiegava già Giovanni della Croce nel libro sulla Salita, sono così belle che difficilmente ci si sente spinti a staccarci da esse per intraprendere il cammino, è dunque necessaria all’anima “la fiamma più potente di un amore maggiore, cioè di quello del suo Sposo, perché ella, riponendo in Lui il proprio gusto e la propria forza, avesse il coraggio e la costanza di rinnegare senza difficoltà tutti gli altri piaceri. Tuttavia per vincere la forza degli appetiti sensitivi non basta che l’anima ami semplicemente il suo Sposo, ma si richiede che arda di amore ansioso per Lui” (libro 1, 14, 2).

Dopo aver letto il Cantico spirituale e l’altro grande poema dell’amore di Dio che è la Fiamma viva d’amore, si può tornare a leggere la Salita del monte Carmelo. Ormai siamo motivati, si farebbero pazzie pur di raggiungere e gustare la profonda inebriante comunione con Dio di cui ci ha innamorato. Solo se si è scoperto il tesoro si è pronti a vendere tutto per acquistarlo. Solo quando si è innamorati si è disposti a tutto pur di raggiungere l’amore intravisto e pregustato. Lo stesso Giovanni della Croce scrive: “Chi è veramente innamorato, si distacca subito da tutto il resto per guadagnare ancor di più quello che ama.” (Cantico 29, 10). Non a caso la sua prima opera è stata proprio il Cantico spirituale e soltanto successivamente ha composto il poema “In una notte oscura”.
Meglio ancora se, prima della Salita, prendiamo in mano questo libretto aureo che è la Notte oscura. Apparentemente le due opere sembrano simili. Tutte e due infatti sono un commento ad una stessa poesia di otto strofe che inizia con il famoso verso “In una notte oscura”. Sì, perché prima di essere autore di scritti dottrinali che gli hanno valso il titolo di “dottore della Chiesa”, Giovanni della Croce è un poeta, che ama tradurre le sue profonde esperienze spirituali in versi. Non trova strumento più idoneo della poesia per esprimere adeguatamente quanto egli vive. Non possiamo allora fare a meno di dare uno sguardo rapido alla vita di quest’uomo, per capire da dove nasce la poesia “In questa notte oscura” da cui scaturiscono le opere la Salita del monte Carmelo e la Notte oscura.


mercoledì 13 dicembre 2017

Natale: Un Regalo per te


La notte di Natale di molti anni fa viaggiavo su una pista di terra battuta nella foresta del Camerun. Nel buio fondo occhieggiavano qua e là dei fuochi, segnali di villaggi sperduti. Una zona dove il cristianesimo non era ancora giunto. Mi si stringeva il cuore al pensiero che tante persone non sapessero che quella era la notte di Natale. Lo dissi al mio compagno di viaggio, un giovane dei Paesi Bassi incontrato per caso, che stava esplorando l’Africa con mezzi di fortuna: “Pensa, attorno a quei fuochi ci sono persone che non conoscono Gesù”. Mi guardò con aria indifferente chiedendo: “Quale Gesù?”. Non ne sapeva niente, e veniva da un Paese cristiano.

Quanti sanno ancora che Natale è la festa della nascita di Gesù? Che è festa lo sappiamo tutti, inizia subito dopo quella di Halloween ed è immediatamente seguito da quella della Befana, del carnevale, un unico immenso commercio senza soluzione di continuità… È soprattutto la festa dei doni, un po’ pesante, in verità, perché è un dovere esigente pensare ai regali per tutti, un mese intero di shopping faticoso e se ne va l’intera tredicesima, se basta. Per fortuna è anche la festa dei bambini e della famiglia: qualcosa si salva ancora. E Gesù? Abbiamo tante cose serie e importanti da organizzare, dalle decorazioni al cenone alla settimana bianca, che non ci resta il tempo per queste sottigliezze.

In questa pazza corsa collettiva, che non sappiamo dove ci conduce, sarà forse opportuno arrestarsi un attimo e pensare al dono più bello di Natale, quello che fa il “Natale”. Tutti intenti a preparare regali, è forse il momento di accorgerci che ce n’è uno speciale proprio per noi. Ci giunge direttamente da Dio, personalizzato, su misura. Sì, è proprio Gesù, un bambino, che Maria sua madre, mostra a tutti, ai poveri: i pastori, ai ricchi: i magi, a chi è in attesa e in ricerca: il vecchio Simeone e Anna nel tempio… Ha la gratuità del dono e quindi fa festa e mette gioia: gli angeli inondarono il cielo di canti. È anche utile, cosa che ormai tanti doni non hanno più: ci riporta la vita e dà senso alla vita: è un bambino, il segno che tutto può rinascere, è la speranza. Basta accoglierlo.

(Editoriale per "Città Nuova" che ha offerto il titolo per il numero di dicembre)


martedì 12 dicembre 2017

Annunciazione profezia del Natale



Il nostro Natale inizia con due annunciazioni: a Zaccaria e a Maria.
Quale diversità!

La prima è rivolta a un uomo, un sacerdote, a Gerusalemme, nel tempio, durante una liturgia, con la testimonianza di tante persone…

La seconda avviene a una giovane donna, in un piccolo villaggio sconosciuto, in un’umile stanza scavata nella roccia, in un momento di vita ordinaria, senza che nessuno se n’accorga…

L’annuncio a Maria è profezia dell’umiltà e del nascondimento di Gesù, che entra nella storia in maniera silenziosa e la fermenta dal di dentro.
È profezia della Chiesa, del nostro vivere.


lunedì 11 dicembre 2017

Foglie come farfalle


In questa fine d’autunno mi giunge una poesia di Pablo Neruda , con un bellissimo disegno di un bambino.
Camminando per strada adesso vedo foglie e farfalle…

Le foglie ballano
Come farfalle.
Le farfalle
ballano
velocemente
un ballo
rosso nero
arancione verde
azzurro bianco
granata giallo
violetto
nell’aria
nei fiori
nel nulla
sempre volante
consecutive
e remote.


domenica 10 dicembre 2017

Tutto sta nell'inizio




Giornata grigia, un po' triste.
Eppure è bastata l'aurora, affacciatasi discreta alla mia finestra, a colorarla e renderla felice.
Tutto sta nell'inizio...

sabato 9 dicembre 2017

L’inizio



Inizio del vangelo (la buona notizia!) di Gesù, Cristo, Figlio di Dio.  (Mc 1, 1-8)
“Gesù, Cristo, Figlio di Dio”. Con questa professione di fede si apre il Vangelo di Marco e con essa, messa sulla bocca del centurione ai piedi della croce, si chiude. Il Padre stesso, al Battesimo e nella Trasfigurazione, lo proclama Figlio suo.
È questa la «buona notizia», l’annuncio che mette gioia nel cuore e infonde speranza. Il vangelo non è un insieme di esortazioni, di “valori”, di principi, di ideali; il vangelo è una persona, Gesù.

Il bambino che nasce a Natale è il Figlio di Dio. Chissà cosa succederebbe se quel giorno andassimo per le strade, sulle piazze, alla radio, alla tele­visione e dicessimo a chiare lettere che è la festa del Figlio di Dio venuto in mezzo a noi. I più ci deriderebbero o ci riterrebbero persone non sane di mente. C’è ancora chi crede veramente che Gesù è il Figlio di Dio? Eppure ha chiamato Dio «Padre mio» e ci ha parlato del rapporto unico che ha con lui. È Dio con lui e come lui.
Gesù, il Figlio di Dio – ecco la grande notizia, l’evangelo –, entra nella nostra storia e si fa storia. «Inizio del vangelo…». È il Figlio di Dio, l’Eterno, eppure si lasci coinvolgere nella vita di noi mortali. Anche per lui c’è un inizio, come per tutti noi sog­getti al divenire storico.
Proprio perché egli ha un inizio, una storia, ogni anno possia­mo celebrare il Natale e ripercorrere la sua sto­ria, dall’inizio.

La sua vera identità, che pure proclamiamo nel Credo, la comprendiamo a mano a mano che vediamo compiere i suoi gesti e ascoltiamo le sue parole. Con dolcezza e gradualità si rivela Figlio/Servo che si addossa i pec­cati del mondo per liberarci dal peccato; «il più forte», come lo proclama il Battista, che vince il Male e con esso ogni male; l’Amore che muore sulla croce e risorge per donarci la vita e l’amore. Non è forse questa la grande, bella, buona notizia, il vangelo che tutti aspettiamo? Dobbiamo raccontarcela e rac­contarla, senza mai stancarci: tutti narratori di vangelo!

venerdì 8 dicembre 2017

E l’angelo si allontanò da lei


Grande festa in via Aurelia 290: Maria Immacolata è la madre, la regina, la patrona degli Oblati.
Tanti amici con noi.
Alla messa solenne la lettura di sempre con le parole dell’angelo rivolte a Maria e il dialogo che ne scaturisce. Poi “l’angelo si allontanò da lei”.
E Maria rimane sola con il suo grande segreto, più grande di lei.
Come parlarne in casa, e soprattutto come parlarne a Giuseppe? Chi l’avrebbe capita?
E come spiegare che voleva andare a trovare la parente sulle montagne di Giuda, in tutta un’altra regione, lei appena una ragazzina?



Inizia per Maria un’avventura completamente inedita alla quale deve fare fronte da sola. L’angelo ha promesso grandi cose, ma poi se n’è andato. Lei sa solo che niente è impossibile a Dio e si fida.
Che donna forte e coraggiosa nell’affrontare un cammino del tutto inedito, che la porterà fino ai piedi della croce, nel cenacolo in mezzo agli apostoli…
Fidarsi di Dio…