mercoledì 28 settembre 2011

La “lievità” del cristiano


 Agnostici  più vicini al Regno di Dio dei fedeli “di routine”? Una frase di Benedetto XVI pronunciata in Germania che ha suscitato sorpresa e una ridda di commenti. Proprio come quando Gesù disse che peccatori e prostitute avrebbero preceduto i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo. È il Vangelo di sempre, che sconcerta, interroga, provoca. Come accade spesso ci si ferma alla frase ad effetto e si ignora il messaggio. Perché non leggere integralmente il discorso del Papa? Ne rimarremmo coinvolti.
Il suo è infatti un semplice invito a superare la “routine” di un’appartenenza sociologica a una Chiesa ridotta a una delle tante istituzioni sociali e caritative. Non si sofferma nell’analisi, propone piuttosto il recupero di una sincera identità cristiana a partire da tre parole evangeliche:
Amore = lasciarsi raggiungere dall’amore di Dio e imparare ad amare l’altro “che ha bisogno di noi, più che un servizio tecnico”; un amore che nasce da un “rapporto personale con Dio” – l’Amore! –, nella preghiera, nella Messa domenicale, nella meditazione della Sacra Scrittura, nello studio del Catechismo;
Unità = rinsaldare i rapporti a tutti i livelli e collaborare tra tutte le forze vive: sacerdoti, persone consacrate e laici credenti in Cristo; parrocchie, comunità e movimenti. Soltanto così la Chiesa “supererà le grandi sfide del presente e del futuro e rimarrà lievito nella società”;
Umiltà = non cercare i propri interessi , ma quelli degli altri; il cristianesimo come “pro-esistenza: un esserci per l’altro, un impegno… per il bene comune”, stando con i piedi per terra (humilitas da humus, aderenza alla terra, alla realtà) e quindi capaci di rispondere con concretezza alle esigenze reali.
Che non sia davvero questo il percorso per una “lievità” del vivere cristiano e per una Chiesa che, perché amante e unita, sa porsi a servizio di ogni singola persona e della società intera?

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