lunedì 5 settembre 2011

Viaggio in Ucraina / 2


L'attuale complesso degli Oblati a Obukhiv
Venti anni fa l’Ucraina acquistava la sua indipendenza dall’Unione Sovietica. Gli Oblati polacchi erano presenti già da due anni, in aiuto ai cattolici polacchi dell’ovest che continuavano a tenere vive la tradizione cristiana. Mentre loro pregavano in polacco, gli ortodossi pregavano in russo e i creco-cattolici in ucraino. Ma la maggior parte degli Ucraini non pregava affatto: dopo settanta anni di comunismo, erano ormai senza religione alcuna. Presto gli Oblati si sono sparsi in tutto il Paese come autentici missionari. Hanno lasciato lingua e tradizione polacche, con grandi proteste dei consoli che tenevano al loro mantenimento per questione nazionaliste, e si sono lanciati con verso gli Ucraini, creando la liturgia latina in lingua ucraina (lingua bandita dall’Unione Sovietica a favore di quella russa), a cominciare dal Padre nostro!

La prima cappella degli Oblati a Obukhiv
Quando venni a Obukhiv nel 2000 c’era soltanto una piccola cappella e un gran  cantiere di lavoro per costruire casa e chiesa. Ad accogliermi c’era Padre Piotr. Tre anni prima, mentre stava a Kiev, si vide arrivare alcuni cattolici di Obukhiv che chiedevano la presenza di un prete cattolico nella loro città. Erano soltanto 100, ma volevano ugualmente una chiesa per loro.
Prese a fare la spola tra Kiev e Obukhiv fino a quando domandò ad una famiglia di accoglierlo nel loro appartamento. Ricordo di averla incontrata: Ivan e Liuba due persone semplici, con tre splendidi bambini.
In seguito padre Piotr affittò un appartamento al 12° piano di un palazzo in periferia. Lì lo raggiunse un altro Oblato e uno scolastico. Lì si celebrava la messa per i pochi cristiani, si tenevano le riunioni, le catechesi. Ma salire al 12° piano non era troppo comodo e presto l’appartamento si rivelò troppo piccolo. Allora Padre Piotr andò in comune e chiese che gli venisse assegnato un terreno per costruire un centro sociale e una cappella, in attesa di una futura chiesa parrocchiale. Gli viene donata questa vasta area nella zona di periferia.

Oggi trovo l’opera compiuta, cuore della missione oblata in Ucraina, che vede 9 comunità e 30 Oblati, da Czerniców all’estremo nord, al confine con la Russia, fino in Crimea all’estremo sud. È la sede della delegazione, luogo d’incontro, centro di formazione per le famiglie e i giovani affidati alle cure degli Oblati. La chiesa è parrocchia, l’unica della città e della regione attorno, che conta oltre 100.000 persone, di cui soltanto 200 cattolici. Vi sono anche una ventina di piccole comunità di altrettante denominazioni protestanti, che si raccolgono per la maggior parte in qualche casa privata, oltre alla chiesa ortodossa. Ma i cristiani, nel loro insieme, rimangono una infima minoranza, davanti ad un mondo ancora ateo.

Nel pomeriggio ho due ore libere. Lascio i palazzoni con le centinaia di appartamenti attorno alla chiesa e mi inoltre tra le strade sterrate, la polvere sottilissima, in mezzo ai campi incolti sui quali sorgono villette che vengono su in economia. Sono sparse alla rinfusa con un particolare stile architettonico dove domina la stravaganza, l’importante è che ognuna sia rigorosamente diversa dall’altra. Al limitare dei campi si apre una sterminata vallata verdissima. All’orizzonte si stende Kiev. L’obiettivo della mia macchina fotografica non riesce a contenere la città in un unico scatto tanto è vasta. Mi inoltro a passo svelto in una dei tanti boschi di conifere. Il cielo è d’un azzurro intento, con rapide pennellate di biacca, il sole luminosissimo. Ogni tanto si aprono squarci di paesaggi perduti, in avvallamenti e colline di betulle e abeti. D’un tratto, nel verde, la cupola perduta di una chiesa ortodossa. Mi par d’essere ai confine del mondo.

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