giovedì 12 gennaio 2012

Il suo nome: Agnello di Dio


«Giovanni battezzava a Ennòn, vicino a Salìm», dove il fiume Giordano è a metà del suo corso che dal monte Ermon lo porta a gettarsi nel mar Morto, «perché là c’era molta acqua». Predicava «un battesimo di conversione per il perdono dei peccati». Andavano da lui farisei e sadducei, pubblicani, soldati, prostitute e «confessavano i loro peccati».
Confuso tra la folla si presenta anche Gesù per essere battezzato come uno di loro, uno dei tanti . Viene da Nazaret di Galilea, scrive Marco, con un’annotazione biografica che vuole evocare la sua piena umanità: un uomo qualunque, di un piccolo villaggio da cui si diceva che non poteva venire niente di buono. Vero “figlio dell’uomo” si lascia annoverare tra i peccatori (cf Is 53, 12), pienamente solidale con essi, non accanto a loro, ma in mezzo a loro.
Il Battista rimane sconcertato. Aspettava che il Messia venisse come giudice, nello Spirito Santo e nel fuoco, e si trova davanti un uomo confuso fra la folla, tra un popolo di peccatori, con i quali vuole condividere il gesto di umiltà e di conversione proprio del battesimo.
Per far nascere la nuova creazione Gesù deve prendere su di sé il peccato del mondo. È «l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo». Il prezzo da pagare per compiere l’opera di salvezza è dare la vita per amore: «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici» (Gv 15, 13). Da questo momento egli desidera ardentemente un altro battesimo, quello della croce, di cui il battesimo al Giordano è segno e anticipazione. Toglie i peccati perché se li prende su di sé e ne ce libera. Li prende su di sé per trafiggerli con sé sulla croce.
Ogni giorno, alla messa, ridiciamo il suo nome, quello con il quale lo ha chiamato Giovanni il Battista: “Agnello di Dio”, e gli rivolgiamo sempre la stessa preghiera: “Abbi pietà di noi… dona a noi la pace”.
Agnello di Dio, il nome più bello di Gesù.

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