mercoledì 24 aprile 2013

200 anni fa l'Associazione dei giovani di Aix


Duecento anni fa, il 25 Aprile del 1813, sant’Eugenio de Mazenod dava vita all’Associazione della Gioventù di Aix. Il primo gruppo era composto da 8 ragazzi, dai 12 ai 16 anni, che presto diventarono trecento. Pochi di loro avevano visto un sacerdote che s’intrattenesse così tanto a loro e stesse loro così vicino. Nell’archivio generale OMI in Roma, sono conservate 238 lettere originali scritte ad Eugenio da parte di questi giovani.
Sant’Eugenio era prete da appena due anni e non aveva voluto una parrocchia così da “muoversi liberamente” in una pastorale innovativa. Il gruppo cui dava vita era illegale e andava contro le disposizioni di Napoleone che proibiva ogni forma associativa. “L’impresa è difficile – scrive sant’Eugenio –, non è senza pericoli…, ma non temo niente perché ripongo tutta la mia fiducia in Dio, cercando nient’altro che la sua gloria e la salvezza delle anime che Egli ha riscattato tramite il Suo Figlio Gesù Cristo...”
Giovani nella comunità di Aix
oggi come allora
Una pagina degli statuti
scritti da sant'Eugenio
Si riunivano nel seminario di Aix, nella casa della mamma di Eugenio, nel giardino e nella casa delle Signorine Mille, nella villa di campagna di proprietà della madre di Eugenio… Quando finalmente due anni più tardi nasce la comunità dei missionari, l’Associazione trovò casa nella casa degli Oblati.
Duplice lo scopo: contribuire a porre rimedio - “con il loro esempio, i loro consigli e le loro preghiere” - alla situazione critica del cristianesimo del suo tempo, e “lavorare molto efficacemente alla loro santificazione” (art. 1).
Tre gli ambiti della loro attività: il gioco (“Si correrà, si salterà, si canterà; in una parola ci si divertirà finché si potrà, intimamente convinti che più ci si sarà divertiti, meglio sarà…”), l’impegno nello studio e nel lavoro, la preghiera. Riguardo alla preghiera: “La preghiera deve essere guardata come l’anima e la salvaguardia del cristianesimo e della pietà… Non deve essere passeggera e momentanea… ma continua… di un pensiero di fede diretto frequentemente verso lui, per attirare la sua grazia nella nostra anima”.
Il modello di questo gruppo di giovani? La prima comunità cristiana di Gerusalemme: “Essi si ricorderanno che sono chiamati a perpetuare gli esempi che i primi cristiani donavano al mondo della  nascita del cristianesimo… Si tratteranno reciprocamente come dei fratelli, all’imitazione dei primi cristiani, dei quali si dovranno sforzare di riprodurre gli esempi”. Concretamente voleva dire aiutarsi reciprocamente nelle varie situazioni o circostanze nelle quali essi potevano trovarsi come la malattia, la povertà…
Nel lungo statuto scritto da sant’Eugenio per l’Associazione, mi colpiscono, tra l’altro, queste parole: “Una delle cose più raccomandabili è l’esercizio della presenza di Dio, che consiste nel pensare spesso che siamo sempre sotto gli occhi di Dio. Dio, dice la Sacra Scrittura, vede tutti gli uomini in tutti i momenti. I suoi occhi sono su coloro che lo temono ed egli conosce tutte le opere dell’uomo..”

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