lunedì 28 aprile 2014

Una storia di morte e di vita


Nacque il 25 gennaio, il giorno della vita. Ma sembrava morto. Non pianse come piangono tutti i bambini quando vengono alla luce. Rimase immobile, senza movimento alcuno. Solo la mamma tenne viva la speranza e pregò Dio che se avesse dato vita al suo bambino lo avrebbe lasciato seguire appieno il progetto che Egli aveva su di lui. Lo portarono in ospedale, inutilmente. Fino a quando scoppiò in pianto improvviso. La vita era tornata.
Papà, mamma, lui e poi la sorellina. Una famiglia piccola e semplice, felice. A otto anni la guerra. Devono lasciare la casa. Inizia la vita da profughi e per dieci anni vivono in un campo per rifugiati, nelle vicinanze del santuario della Madonna, nascosto nella giungla. Stenti, sofferenze, ma accanto alla Madonna. E lì Anton vede l’ordinazione sacerdotale di un giovane Oblato. Ne rimane incantato e quando, a 18 anni, la famiglia può finalmente tornare a casa, la lascia perché anche lui vuole diventare Oblato. È il primogenito, l’unico maschio, la speranza per la rinascita della piccola famiglia, ma l’hanno promesso al Signore.
Dopo i primi studi Anton è venuto a Roma, dove studia ormai da tre anni: un’altra avventura, una cultura così diversa dalla sua, un’altra lingua… Ma occorre dire di sì alla chiamata.
Il 1° maggio farà la sua oblazione perpetua.


2 commenti:

  1. Anche dal blog ,che ci permette di partecipare alla gioia incontenibile di Anton ,giungano gli auguri e la promessa di preghiere per il cammino che inizia al servizio del Signore che lo vuole vivo e fecondo.Pierangela

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  2. Che belle storie! Degne di un Dio onnipotente.

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