sabato 23 agosto 2014

Un Padre che ha cura di noi / 2 - L’esperienza di Stefano di Muret


Fin dal suo sorgere il monachesimo ha preso alla lettera l'invito di Gesù a fidarsi pienamente del Padre. Ai suoi discepoli Gesù aveva chiesto di lasciare tutto, con la certezza che il Padre avrebbe reso loro cento volte tanto. “Lasciare tutto” è diventata subito l'espressione concreta della sequela di quanti si sono sentiti chiamati alla radicalità evangelica.
Mi ha sempre impressionato l’insegnamento di S. Stefano di Muret. La sua regola, scritta per il monastero di Grandmont da lui fondato, scritta all'inizio del secondo millennio, sembra riassumere in modo meraviglioso l'esperienza monastica della povertà e della fiducia nel Padre. Stefano propone infatti uno stile di vita molto austero per il quale vieta il possedimento di chiese, terre, animali, redditi e anche la questua. Pensando alla radicalità di tali esigenze scrive: “Ma forse ci chiederete in che modo riuscirete a vivere dopo la nostra morte (...). Così vi rispondiamo: "Noi vi lasciamo Dio solo, al quale appartiene ogni cosa, per amore del quale avete lasciato tutto fino a voi stessi": E se praticando questa vita aderirete a lui con costanza (...) egli, quale signore che ha cura dei servi, senza dubbio vi provvederà di tutto ciò che è necessario. Egli infatti dice ai suoi discepoli: "Ecco, io sono con voi tutti i giorni fino alla consumazione del secolo". (...) Chiedere dunque al Signore, che è vicino a quanti lo invocano in verità e che può e vuole donarvi molto più di quanto voi vogliate ricevere. Chiedete al Signore, ve lo ripeto, poiché egli dice ai suoi discepoli: "In verità, in verità vi dico: qualunque cosa chiederete al Padre nel nome mio, egli ve lo darà". (...) Vi dico ancora: se bramate essere ricchi secondo il secolo sarete sempre poveri; se desiderate essere poveri secondo Dio sarete sempre ricchi, come dice il salmista: "I ricchi impoveriscono e hanno fame, ma chi cerca il Signore non manca di nulla"”.
S. Stefano invita quindi a fare davvero calcolo dell'aiuto di Dio. “Dunque, fratelli amatissimi, designate il Signore come vostro amministratore, e noi vi diciamo con assoluta certezza che mai la vostra dispensa sarà vuota finché ne affiderete le chiavi a Dio. Come dice il profeta: "Getta sul Signore il tuo affanno ed egli ti darà sostegno". (...) Quanto infatti sarà maggiore il bisogno, allora sarà maggiore anche la vigilanza di Dio nel provvedervi il necessario: perché se di Dio solo farete il vostro tesoro amando la povertà, egli darà con abbondanza e voi non avrete bisogno di nulla. Così dunque, in ogni cosa per quanto sta in voi cercate di comunicare con Dio, essendo poveri in questo mondo come anche lui lo è stato: così sarete ricchi per sempre là dove lui è ricco in eterno”.
S. Stefano conclude la sua esortazione adducendo la propria esperienza: “Quasi quarant'anni sono passati, alcuni di grande fertilità, altri di vera sterilità, in cui io sono rimasto nel deserto in questo regime di voti, e mai nei tempi di abbondanza mi è avanzato qualcosa e nei tempi di bisogno mi è mancato alcunché di necessario. Lo stesso accadrà a voi, se custodite fedelmente questa condotta. Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta”.


1 commento:

  1. Come sono belli questi racconti, edificano l'anima, grazie.

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