venerdì 7 novembre 2014

Paolo VI e Chiara Lubich: l'incontro di due carismi


Cinquant’anni fa Chiara Lubich si incontrò in udienza personale con Paolo VI. “La grazia del vicario di Cristo – raccontò poi Chiara – aleggiava in quello studio, che per me era come un’anticamera del paradiso. Quanta sapienza, quanta apertura, che cuore largo! Rappresentavo e portavo un’Opera nuova, nata nella chiesa, con novità sia nella sua spiritualità, sia nella sua struttura. Ma lì non c’erano difficoltà. Era veramente come trovarsi davanti a Gesù, a quel Gesù che ci aveva suggerito, anno dopo anno, l’anima e il corpo di quest’Opera. L’ha colpito l’aspetto ecumenico del Movimento. Ne ho scorto sul suo volto tutto l’interesse. Alla fine mi ha detto: come lei ha aperto un dialogo con i cristiani non cattolici, così faccia con chi non ha fede”. Il papa le aveva scritto in seguito alcune lettere. Chiara le ha conservate con particolare affetto: “Considero un luogo sacro il mio studio a Rocca di Papa proprio per questo: le sue pareti portano incorniciate otto lettere autografiche del papa. È un’ennesima testimonianza del suo amore particolare per ogni singola persona”.

Oggi, quasi a ricordo di quel primo incontro, sono iniziate le Giornate di studio promosse dall’Istituto Paolo VI Brescia) e dal Centro Chiara Lubich (Rocca di Papa) su Paolo VI e Chiara Lubich, dal titolo: “La profezia di una Chiesa che si fa dialogo”. Il primo intervento di Andrea Riccardi, sulla nascita dei movimenti ecclesiali nella Chiesa italiana del Novecento, ha tracciato un mirabile quadro storico. Altri interventi si sono susseguiti scandagliando vari aspetti del dialogo e del rapporto tra queste due grandi figure del Novecento. Particolarmente interessanti il comune lavoro per la Chiesa dell’Est europeo e con il Patriarcato di Costantinopoli. La relazione di Lucia Abignente sui rapporti tra Paolo VI e Chiara hanno aperti scenari completamente inediti. Fra l’altro abbiamo appreso che i primi incontri tra i due risalgono ai primi degli anni 50, quando Montini era Sostituto in Vaticano. Allora Chiara diceva: “Sentivo in lui l’amore della Chiesa per noi”.
Due carismi si sono incontrati, si sono riconosciuti e hanno lavorato insieme per l’avvento del Regno di Dio. Chiara ha messo in luce il carisma petrino e il papa ha messo in luce il carisma di Chiara. Al termine dell’udienza del 2 marzo 1975 con i giovani del Movimento (c’ero anch’io… è proprio il caso di dirlo), il papa commentò: “Una commovente bellezza. Nasce un mondo nuovo, il mondo cristiano della fede e della carità”.


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