mercoledì 28 settembre 2016

La croce: da mettersi le mani nei capelli



A Gerusalemme, sulla casa del sommo sacerdote Claifa, sorge la chiesa del Galli cantus. Vi fu condotto Gesù la sera del giovedì santo, legato come un malfattore. Fanno vedere anche delle cantine dove Gesù sarebbe stato rinchiuso, mentre fuori Pietro giurava e spergiurava che non lo conosceva (ed ecco il galli cantus!).
Nell’abside della chiesa, su in alto, sono raffigurati alcuni angeli che porgono la croce al Padre. La chiesa, quando l’ho visitata un mese fa, era buia e non avevo il cavalletto per la mia macchina fotografica. Ho comunque fotografato il Padre, anche se il risultato è una foto mossa, difficilmente leggibile.
Il Padre è ritratto in una posa davvero poco divina. Vedendosi presentare la croce sulla quale ha lasciato che il Figlio fosse crocifisso, si batte la mano sulla testa, forse se la mette tra i capelli e sembra in atto di esclamare: “Cosa ho mai combinato! Questa volta l’ha fatta grossa davvero…”.
Ho detto che “ha lasciato che il Figlio fosse crocifisso”, ma Gesù la pensava diversamente, se gli chiese di allontanare da lui il calice e poi accetto la volontà del Padre. Chissà che patire per Gesù, fino a tremare, a sudare sangue. Ma quella pittura lascia intendere che anche per il Padre non fu facile…
Che mistero il patire di Dio.
E il nostro? Almeno sappiamo che Lui c'è già passato: non siamo soli.


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