venerdì 5 maggio 2017

Eugenio de Mazenod e la ballerina



Ogni tanto, scartabellando tra le vecchie carte, si trovano episodi deliziosi…

Il 10 marzo 1928 la signora Guibal, marsigliese, di 90 anni, diede la sua testimonianza durante il processo di beatificazione di Eugenio de Mazenod. Raccontò che quando il vescovo di Marsiglia era in vita si diceva di lui: “Abbiamo un vescovo santo”. E dopo la sua morte, “spesso ho sentito parlare con ammirazione e grande venerazione di mons. de Mazenod come di un vero santo. Io stessa [aveva 23 anni quando il vescovo morì], ho ammirato la grande semplicità, l’estrema bontà, la comprensione, la carità”.


Tra i vari episodi, la signora raccontò di una ballerina che, secondo le usanze del tempo, non poteva accedere ai sacramenti. Una tale attività era infatti considerata disdicevole e accordare pubblicamente  la comunione a siffatte persone avrebbe suscitato uno scandalo. “Poiché però questa persona era l’unico sostegno della madre e non aveva altro modo per vivere che esercitare l’arte imparata da bambina – tra l’altro era una persona devota –, Monsignore ammetteva lui stesso la danzatrice alla confessione e alla comunione, nella sua cappella privata. Mi ricordo – conclude la signora Guibal – che quanto parlavano di questo fatto lo trovavano di grande delicatezza e carità”.

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