domenica 21 maggio 2017

Sant’Eugenio de Mazenod: pregava come un bamino


La festa liturgica di sant’Eugenio è il 21 maggio ma quest’anno, essendo domenica di Pasqua, viene spostata al 22.
Perché la gente lo riteneva un santo? Per come era vicino a loro, per come amava i poveri, ma anche per come pregava. Significative alcune testimonianza durante il processo di beatificazione

Molti ricordano la maniera di celebrare, con grande solennità e insieme con profonda immedesimazione: “All’altare era un angelo! Dalla consacrazione alla comunione non era più di questa terra: la voce, l’atteggiamento, spesso le lagrime abbondanti tradivano la commozione interiore. Beato chi poteva assistere alla sua messa!”. “Dopo la celebrazione del Santo Sacrificio, faceva mezz’ora di ringraziamento. Lo si vedeva completamente assorto nella preghiera; tutto il tempo in ginocchio, immobile, col capo sulle mani giunte. M’è capitato di sorprenderlo così nella sua cappella e d'inginocchiarmi accanto a lui senza che se ne accorgesse. Alla fine dava un lieve sospiro, come se fosse uscito da un’estasi d’amore” (Can. S. Brieugne ).

“Durante la preghiera appariva come trasfigurato, soprattutto davanti al Santissimo Sacramento esporto e all’altare”. “La sua devozione per l’eucaristia giungeva fino all’estasi” (Agostino Boisgelin).

“M’inteneriva fino alle lagrime mirarlo nelle chiese dove si teneva l’adorazione perpetua. Non tralasciava mai di recarvisi e vi passava mezz’ora, un’ora, in ginocchio, immobile”. E la signora Anna Gazel: “Verso la fine della vita, benché fosse senatore e un grande uomo, anche secondo il mondo, e nobile davanti agli uomini, appariva molto umile e pregava come un bambino”.


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