domenica 23 luglio 2017

L’appassionata testimonianza di Giordani a Cristo


Giorni fa segnalavo sul blog un mio articolo riguardante Igino Giordani apparso sulla rivista “Nuova Umanità”: 
http://fabiociardi.blogspot.it/2017/06/segno-di-contraddizione-giordani.html
Mi giunge il seguente commento:

Ho letto il tuo bellissimo lavoro!
Per forza Giordani non è stato capito ed accolto: è un profeta. Come leggo a pag. 12, un cristiano "tutto assorto nello spazio dell'eterno".
Non ho mai letto il libro di cui parli, “Segno di contraddizione”, e molto di quanto tu citi non lo conosco.
E forse quando potrò leggere questo suo libro non sarò in grado di capire tutto. Però mi pare di capire che Giordani ha avuto da Dio il dono della rivelazione dei piccoli (Matteo 11, 25-30) e forse se ne accorto solo quando ha visto Chiara.
Ha visto quello che desiderava realizzasse il Cristiano.
La Sapienza la cerchiamo la cerchiamo... e lei invece ci aspetta sotto casa, no?!

Di quel libro, oltre alla ricchezza dei contenuti, mi pare che rimanga soprattutto l’appassionata testimonianza resa a Cristo, che è e sarà per i secoli “segno di contraddizione”. «Questo scrittore – scriveva Francesco Aquilanti recensendo il libro sulla rivista Studium – è un cristiano sul serio: gli accomodamenti, le transizioni non sono nel suo temperamento ». La sua fede è pura e ardente, fino a identificarsi con l’amore e con la passione per la stessa espansione della fede, per natura diffusiva come l’amore: «È un fuoco che tanto cresce a quante più anime si apprende: chi se lo chiude in sé, rischia di soffocarlo, per mancanza di quell’ossigeno che è la carità, virtù espansiva, e non egocentrica. Non si è fatto tutto quando si ha la fede per sé; allora comincia il debito di darla agli altri». Quando Giordani parla di Paolo sembra parlare di se stesso: «Quel fuoco non se lo poteva tenere in petto: doveva appiccarlo fuori» (pp. 202-203). Era il fuoco che avvertiva Giuseppe De Luca nella sua recensione al libro di Giordani: «Un fuoco talmente contagioso e verace che a volte non ci si resiste vicino», un fuoco che egli sentiva presente nei giovani del suo tempo nei confronti di Gesù, e che sapeva essere stato acceso da Giordani «per la sua quotidiana, dura, decenne fatica di scrittore cattolico»; un fuoco che potrà continuare ad accendere uomini e donne del nostro tempo.


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