martedì 20 marzo 2018

21 marzo 1826. La bolla di approvazione degli Oblati



21 marzo 1826. A Roma iniziava la primavera. Iniziava anche per la Congregazione degli Oblati che in quel giorno ricevette la bolla di approvazione da Papa Leone XII. Nella mia ultima “lectio brevis” ho mostrato la preziosa pergamena. Purtroppo, benché sia un testo di primaria importanza per la nostra storia, è poco conosciuto. Ho chiesto ha Roberto Sartor di tradurlo, per la prima volta. Eccone un estratto, nel glorioso anniversario…


LEONE PAPA XII
A futura memoria

Ci fu un tempo in cui questa Sede Apostolica ha curato con tutti i mezzi gli studi e le opere che dovevano essere sostenute e favorite di quei presbiteri che, accesi dal fuoco della pietà, predicando il vangelo di Dio per tutto l’orbe, si dedicavano a ricolmare gli uomini dell’insegnamento e dei doveri propri della religione cristiana e ad insegnare ai popoli a sottomettersi alle legittime potestà (…)

Già son passati undici anni da quando il nostro predecessore di felice memoria Pio VII, poco dopo che ha condotto, con l’aiuto di Dio, salva e incolume la nave della Chiesa così miseramente agitata da ogni parte, aveva apertamente indicato che in Francia, a causa dei turbamenti nelle situazioni civili ed ecclesiastiche c’era bisogno di predicatori del vangelo che chiamassero alla retta via coloro che si allontanavano. Un manipolo di sacerdoti è sorto per dedicarsi senza indugio a questo sacro ministero nella Diocesi di Aix della provincia meridionale della Francia (Provenza).
L’ingente frutto con cui infatti la divina clemenza si era degnata di premiare i loro tentativi non poteva più a lungo rimanere nascosto; per cui mentre cominciava sempre più a diffondersi, parecchi vescovi delle diocesi vicine chiamarono con insistenza questi sacerdoti affinché volessero portare anche al loro gregge un’opera così importante.
Ricolmi di benefici venuti dal cielo, hanno cercato sempre di più di legarsi alle cose del cielo, ad impegnarsi seriamente alla loro propria perfezione e nello stesso tempo a dedicarsi con tutte le forze e con tutto il cuore alla salvezza delle anime.
E mentre dovevano andare in diverse diocesi annunziando la penitenza, hanno ritenuto necessario scrivere delle leggi e dei canoni affinché fosse costituito un legame e un presidio della nascente società scegliendo per sé il titolo di Missionari Oblati di San Carlo, benché fossero comunemente chiamati missionari di Provenza (della Provincia meridionale della Francia / Provenza).

Questa società si impegna a che i suoi membri, legati con i voti perpetui e semplici di castità, povertà, obbedienza e di perseveranza nel medesimo istituto, da potersi sciogliere solamente dal suo moderatore supremo o dal romano pontefice, si dedichino con premura alla principale opera delle sacre missioni; soprattutto evangelizzino in luoghi sprovvisti di qualsiasi aiuto nella lingua locale il popolo incolto. I missionari, che sono impegnati nei seminari, offrano fraterni sussidi al clero per la sua idonea formazione; si mostrino pronti ad aiutare i parroci o gli altri pastori nella riforma dei costumi della gente con la predicazione e con altri esercizi spirituali; riservino soprattutto una sollecita attenzione e cura alla gioventù, tendano con forza a sottrarre la parte migliore del popolo cristiano alle lusinghe del secolo; amministrino la parola divina e i sacramenti a coloro che sono rinchiusi in carcere e accompagnino all’estremo supplizio i condannati alla sentenza capitale.
Ora i sacerdoti che costituiscono questa società cominciarono a diffondersi per lungo e per largo, abbandonando quelle comodità che da tutti erano ricercate; da qui hanno ottenuto già quattro case e una residenza; godono delle sacre facoltà nelle diocesi, negli ospedali di Aix, nelle carceri di Marsiglia e della stessa Aix e infine sono chiamati qui e là a guidare di presenza alcuni seminari vescovili.

Stando così le cose, il diletto figlio Carlo Eugenio de Mazenod, vicario del Vescovo di Marsiglia, preposito del collegio dei canonici della medesima cattedrale e fondatore della summenzionata società, ci ha rivolto anche a nome dei sodali il libello di supplica affinché, per la maggior gloria di Dio e per promuovere la salvezza delle anime, noi approviamo questa famiglia come anche le sue leggi e, affinché sia evitata ogni confusione con altre società che portano il nome di Oblati di San Carlo, orniamo la medesima (società) del titolo di Missionari Oblati della Santissima e Immacolata Vergine Maria.

Noi dunque, dopo che l’abbiamo ben esaminata e che dallo stesso Pio VII predecessore nostro e Noi stessi l’abbiamo ricolmata di favori e indulgenze e che da parecchi vescovi è stata ritenuta sommamente utile e in futuro di non lieve sostegno alle tristi vicende della Chiesa e a suo ornamento, raccomandando la sollecitudine e la cura dello stesso Carlo Eugenio de Mazenod, il quale, uomo di rettitudine e di erudizione e con somma gioia del nostro animo, per primo ha iniziato l’opera e strenuamente non ha tralasciato di promuovere l’opera iniziata (…) con animo lieto e volentieri costituiamo la stessa Congregazione e la vogliamo  costituita con il nome di Congregazione dei Missionari Oblati della Santissima Vergine Maria concepita senza peccato. (…)
Alla approvazione e alla raccomandazione di questa opera salutare siamo portati ancor più volentieri dal fatto che nel seminario di questa congregazione, dedita alla predicazione della Parola di Dio e alla amministrazione dei sacramenti, gli alunni professano espressamente la dovuta riverenza, soggezione e obbedienza verso la cattedra di Roma e verso i singoli vescovi che vorranno usare della loro opera ed essere aiutati nelle loro proprie diocesi; e di fatto non dubitiamo che lo faranno anche in futuro. (…)

Finalmente dunque erigiamo questa famiglia nella speranza che i suoi figli che sotto una qualche legge, necessaria per formare gli animi alla pietà, si sono dedicati al ministero della parola di Dio e riconoscono come patrona la Madre di Dio concepita senza peccato, cerchino con tutte le forze e con l’esempio di portare nel seno della Madre di misericordia gli uomini che Gesù Cristo sospeso sulla croce volle affidare a lei come figli.

Dato a Roma presso San Pietro sub anulo piscatoris, XXI Marzo MDCCCXXVI, terzo del nostro pontificato.


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